• Susanna Esposito

Respirare - meditare - amare.


Dopo tanti anni che pratico yoga, ho scoperto di non saper respirare. Solo ora capisco davvero perché c’è tutta questa insistenza sul respiro e sul respirare, perché la cosa più semplice, naturale e automatica del mondo in realtà non è mai stata così scontata.

Insieme al non respirare ho scoperto di essere ansiosa. Le due cose d’altro canto vanno di pari passo. Il fatto è che più ci rifletto più mi accorgo che respirare non è solo il riflesso meccanico che si realizza attraverso il naso e i polmoni, ma è un atteggiamento psicologico.

Non è un caso che ci si riferisca a un’opera di ampio respiro descrivendo qualcosa che ha valore artistico e culturale, potenza espressiva, altezza d’ispirazione, rilievo ideologico; perché il respiro è, anche fisiologicamente, espansione, apertura, comunicazione e scambio con il mondo circostante.

Vi ho detto una bugia, io lo sapevo già di essere ansiosa. Ma quello che non avevo ancora compreso era come la mia ansia si manifestasse. C’è un segno nella grafologia morettiana che si chiama “Addossata”. Le lettere si addossano le une sulle altre senza lasciarsi spazio. Il segno rappresenta ansia, un’incertezza che deriva da una mancanza di respiro psichico che blocca le idee, le emozioni, il sentimento.

Il respiro psichico è quella sicurezza che abbiamo nel trattare i pensieri, le emozioni o i sentimenti. Quando manca questa disinvoltura le idee, le emozioni, i sentimenti diventano un’energia repressa che non trova sbocco. Questa è l’assenza di respiro psichico. Così nasce la sensazione di ansia e angoscia che un’emozione bloccata porta con sé. Ed ecco uno dei tanti modi in cui si collegano l’ansia e l’assenza di respiro.

La sapienza antica aveva ben presente l’importanza del respirare. Non solo secondo la Medicina Tradizionale Cinese il polmone è l’organo attraverso il quale ci ricarichiamo dello yang (energia yang) dell’universo, ma anche nell’Ayurveda, l'antica scienza medica indiana, attraverso il Pranayama, ovvero gli esercizi di respirazione, ci ricarichiamo di Prana, energia universale. L’ossigeno così introdotto nell’organismo deve circolare e scorrere nel nostro corpo, vivificarlo e depurarlo.

Quando si comincia a meditare, per esempio, la prima cosa che s’invita a fare è osservare il proprio respiro.

Credete sia semplice? Non lo è affatto, si distoglie l’attenzione dal movimento del respiro costantemente. Un passo importante verso il raggiungimento di uno stato meditativo è imparare la concentrazione. Provate a concentrarvi sul respiro, quanto resistete prima che qualunque pensiero di qualsiasi genere prenda il sopravvento? Si pensa che sia un semplice esercizio per concentrarsi su qualcosa, il respiro invece è tutto!

Talvolta così facendo si crea un’intimità con se stessi che a tratti mi è risultata essere insostenibile, ritenevo fosse meglio fuggire altrove piuttosto che restare a contatto con me stessa. Eccola, l’ansia. L’incertezza e certe volte l’angoscia nello stare a contatto con ciò che provo, che penso e che sento. Ora, quando durante la meditazione mi accade di entrare in ansia cerco di tornare a respirare, ovvero di prendere il mio spazio vitale rimanendo accanto a quel turbine ancora un po’ ma senza tuffarmici dentro o fuggire, per vedere se magari passa.

Prendere il mio spazio vitale nella meditazione come in ogni altra circostanza mi sta facendo sentire bene. Mi sta facendo sentire che io mi voglio bene. Dove voglio arrivare? All’amore verso me stessa.

L'amore verso sé stessi a mio parere si può imparare a ogni età, certe volte per cominciare a nutrire la propria anima ci vuole il coraggio che può dare il dolore, certe volte è la curiosità a spingerci su un cammino diverso. Ognuno ha il suo modo di apprendere l'amore . Se volete provare con qualcosa di (apprentemente) semplice, cominciate a respirare, è una tecnica universale.

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